The Horrors, i The Strokes che vivono nei condotti fognari

Una band che ha messo tutti d’accordo su una cosa: essere di tendenza può convivere con debutti da quattro canzoni fatte di solo rumore ed esordi discografici in bilico tra il pop dal suono sporcato e le imitazioni del già circense dark inglese degli anni ’80.

L’apertura di Skying è Changing The Rain, perfetta pista di lancio sonora per quel cielo policromatico della cover dell’album. 4:32 che dicono chiaramente quanto sono diventati bravi a comunicare quel senso ambiguo di glamour. Il loro leader, figlio di un palestinese trapiantato nella cultura british, ha davvero qualcosa da dire. Vuole immolarsi come un Cristo, ma rimanere abbastanza sexy per delle foto al sangue patinato. Il concept che emana il nome The Horrors è lo stoosh. E’ qualcosa che accettiamo quando lo vediamo in mezzo alla gente, ma che risalta comunque agli occhi tra la folla per un elemento inquietante che nella maggior parte dei casi non riusciamo a rilevare. Un tatuaggio di un serpente che si intravede su un piede fasciato da un mocassino. I principini delle tenebre inglesi al terzo album spiazzano chi cerca di affettare il loro suono per scovarne le precise influenze, con una miscela di Kylie Minogue e dub o elettronica e TheCure. Come dei Bauhaus che hanno trovato finalmente la loro posizione in classifica, portano una strofa trascinata dalla chitarra fuori dall’impasto del riverbero degli overdrive negli amplificatori, e lo chiamano Monica Germs. Ciò che spaventa è il lavoro sul suono, psichedelia graffiante e glam nella sua più alta espressione, quella autentica. Gruppo che sembra uscito dal frullato acido della terza stagione di The Mighty Boosh (nella quale hanno fatto una piccola apparizione).

I The Strokes che vivono nei condotti fognari, mangiano vecchi dischi, e tra un rutto alla colonna sonora di Flashdance e una flatulenza al sapore di Siouxie Sioux, subiscono la radioattività delle scorie.

Ascolta i The Horrors che coverizzano Beyoncé


Roberto Strino


Questo articolo è tratto da MIXTAPE BETA, INVERNO 2011-12, scarica l’intera versione del MAGAZINE gratuitamente cliccando sul banner.