Vieni nominato solo in tempo di elezioni o tutte le volte che non vai a messa. Da quando sei nato hai associato il termine “pensione” con la musichetta del Benny Hill Show. Vivi a casa coni tuoi e la gran parte delle tue entrate mensili è costituita dalla paghetta che ti rifila tua nonna. Ti senti un po’ come il protagonista di Ovo Sodo (nella foto ndr), solo che lui alla fine un lavoro ce l’aveva. Sei uno dei 14 milioni volti della Peggio Gioventù italiana. Senti già rimbalzare delle voci rauche nella tua testa. “In questo periodo di crisi è dura per tutti”. E tu, invece, anche se nessuno ne parla, ne hai già incassati almeno dieci.
Nel triennio 2005-2008 il 20% dei giovani italiani (tra i 15 ed i 29 anni) non ha né lavorato né studiato. Nel 2010 abbiamo toccato quota 23,4%. L’Italia è la terra promessa della Peggio Gioventù, o, com’è scientificamente definita, la Neet generation (Not in Education, Employment or Training). Secondo l’Eurostat il paese con il tacco a spillo si è classificato nel 2008 al primo posto per percentuale di Neet, in un lotto di nazioni che include tra gli altri Spagna, Ungheria, Slovacchia, Polonia, e Grecia. Oggi un terzo della Peggio Gioventù non ha occupazione. La metà di chi uno stipendio ce l’ha, non svolge un lavoro adeguato né alla formazione scolastica ricevuta (18- 29 anni) né rispetto alla laurea conseguita (22-29). Insomma, quando può lavorare, la metà dei Peggio Giovani italiani ricopre una posizione dequalificante rispetto a quelle a cui potrebbe ambire in un paese in cui si beve il cappuccino dopo mezzogiorno.
L’Italia dei genitori fascio-comunisti sessantottini, quella dei Meglio Giovani baffuti e affamati di contributi statali, si è cullata a lungo in un presente dorato che ha spinto, anno dopo anno, l’azienda Italia sulla copertina dell’Economist. Ah, gli anni zero. Durante l’ultima decade (che è figlia strettissima, a sua volta, degli anni ’90) il Pil del Bel Paese è cresciuto del 2,43%. Un dato superiore solo a quello di Haiti nel mondo conosciuto, che nel frat- tempo è stata distrutta da un terribile terremoto (chie- dere agli Arcade Fire). E di questo dato, solo il 3,7 % è investito sui giovani, contro una media europea del 5%.
Negli ultimi anni i giovani sono stati al centro della politica italiana solo quando sono entrati negli scantinati a luci rosse di Arcore. Oggi, l’età media del governo tec- nico è di 63,4 anni e non ve- drà il futuro che sta costruendo, tra lacrime in diretta e consultazioni con le caste inviolabili dei professionisti.
A confronto con i propri cugini inglesi, francesi e danesi, i Peggio Giovani italiani non beccano quasi un euro per quanto riguarda servizi d’assistenza (indennità di disoccupazione, asili nido, contratti d’affitto calmierati). L’assassinio della Peggio Gioventù italiana si perpetua ogni giorno, in ogni sede pubblica, quando questi dati forniti dall’Istat sono ignorati o nascosti sotto forma di trafiletti periferici di giornali in carne e carta.
Un modo di uscirne c’è. Il problema è che i Meglio Giovani hanno murato la porta.
Fabrizio De Rosa
Questo articolo è tratto da MIXTAPE BETA, INVERNO 2011-12, scarica l’intera versione del MAGAZINE gratuitamente cliccando sul banner.